I sorrisi sono quelli di sempre; in fondo si tratta di attori, pronti a calarsi nella parte più appropriata alle circostanze. E quelle di sempre sono le urla irrefrenabili, le lacrime di gioia di chi sarà chiamato a salire sul palco, contrappunto alla delusione dei colleghi-rivali, che tenteranno di sprofondare nelle poltrone di velluto per nascondere che stanno masticando amaro.
Ma gli attori che daranno vita all’ottantaduesima edizione degli Academy Awards, sfolgorante passerella di un lusso ultraterreno, e che sino all’ultimo pregheranno per poter sollevare il vecchio zio Oscar - così nel 1929, anno di nascita, una segretaria dell’Academy irriverentemente definì il balocco dorato, che le ricordava un suo parente - e di sentirsi accolti in un Olimpo, porteranno nel cuore un peso schiacciante.
Sono calati (e di molto) gli incassi delle star
Tutti e dieci messi assieme, i divi che si contenderanno la statuetta non raggiungeranno i venti milioni di dollari che l’intraprendente Julia Roberts racimolò, nel lontano 2000, prima di calarsi nei panni battaglieri di Erin Brockovich, sotto la direzione di Steven Soderbergh.Non che Sandra Bullock o George Clooney posseggano meno talento della Roberts - chi potrebbe dirlo? Le classifiche dei critici sono ondivaghe come piogge di marzo -, ma perché la crisi economica ha stretto nella sua morsa anche l’industria dei sogni, la fabbrica globale della cinematografia, in tutte le sue diramazioni. Crisi vuol dire meno vendite, dunque meno denaro che affluisce nel corpo vorace del leviatano cinematografico.
Anche George Clooney deve chinare la testa
Allora i produttori, gente che vende sogni ma resta con i piedi ben piantati a terra, fanno un po’ di conti e si chiedono: perché dovrei dare venti milioni di dollari a quel bel tomo di George? Ed ecco che Clooney deve rivedere il budget e piegare la testa: ok, ok, tagliamo pure il compenso.Quanto effettivamente prenda Clooney d’ingaggio è un mistero molto meglio custodito di un segreto di Stato.
Up in the air è costato in tutto 25 milioni di dollari
L’unico indizio certo è che “Up in the air” (Tra le nuvole), il film che lo ha lanciato verso l’Oscar, è costato in tutto venticinque milioni di dollari. Ora, benché George sia George, un fior d’attore che fa cassetta e strage di cuori, è facile arguire che deve essersi accontentato di una cifra abbondantemente inferiore. Voci di corridoio, che si trincerano nell’anonimato, sussurrano che non deve esere andato oltre i due milioni di dollari; e quello che lo farà soffrire di più è che quella cifra rappresenta appena un decimo dei venti milioni a cui si era abbonato Leonardo Di Caprio.
E Sandra Bullock ha accettato "solo " 5 milioni di dollari
E anche l’affascinante Sandra Bullock (nella foto) ha accettato, senza battere le lunghe ciglia, una decurtazione del cinquanta per cento; da dieci milioni di dollari è scesa a cinque per “The Blind Side”.Non bisogna credere che la Bullock, Clooney, Brad Pitt, che pure viaggia ai loro livelli di reddito, debbano cominciare a stringere la cinghia.
Però è sicuro che, almeno finché la crisi non sarà diventata un ricordo, l’età dell’oro, in cui i divi si sfidavano su emolumenti che andavano dai venti ai venticinque milioni di dollari, è svanita. Ora a Hollywood, con le debite ecccezioni, si praticano rigidamente le tariffe sindacali, che non sono quelle strenne natalizie che si immagina il pubblico. Un conto è essere Julia Roberts, George Clooney o Sandra Bullock, ma alle loro spalle scalpita un esercito di migliaia e migliaia di histriones che la loro forza contrattuale se la sognano di notte.
Il calo delle vendite dei Dvd
Il segnale d’allarme è venuto dal poderoso calo delle vendite dei Dvd. E da un altro fenomeno inquietante: una crescente disaffezione del pubblico più giovane. Il paradiso hollywoodiano esercita ancora una forte attrazione su chi ha più di trent’anni; ma anche questi possibili clienti devono fare i conti con la crisi; e se tagliano, cominciano dalle spese voluttuarie: dunque, qualche Dvd di meno, a cinema soltanto una volta al mese.Beninteso non c’è da temere, almeno nell’immediato, che i divi siano costretti a ricorrere all’assistenza sociale, o che debbano piegarsi a farsi mantenere dai loro partner. I loro ingaggi, a occhio, sembrano ancora piuttosto consistenti. E poi molti di loro, se accettano i tagli, si rifanno con le quote sulle vendite di Dvd e biglietti. Il calo di audience indubbiamente c’è, ma non si intravvede il pericolo che i loro conti in banca finiscano al rosso.
L'incubo di ogni attore è la disoccupazione
Il futuro, comunque, è una grande incognita. Meglio tutelarsi. Lo sa bene Sam Worthington, protagonista del celebratissimo “Avatar”, ma estraneo alla contesa degli Academy Awards, che non si illude per il momentaneo successo. “L’incubo di ogni attore è la disoccupazione”, spiega senza falsi pudori. “Star seduto in trance nell’attesa che il telefono squilli, e pregare: fa che arrivi un lavoro, fa che arrivi un lavoro; devo pagare luce, telefono e l’assicurazione dell’auto”.
Per non correre rischi, lui ha già accettato scritture per film che non si annunciano come capolavori, “The clash of Titans” e “The Texas Killing fields”.
Forse, non vuole arrivare un giorno a salire sul palco, sollevare sorridente i 24 carati che rivestono i trentacinque centimetri della statuetta.
E il giorno dopo correre al monte dei pegni per incassare i 295 dollari che vale zio Oscar.
http://www.ilsalvagente.it
Contenuti : 118
Link web : 204
Tot. visite contenuti : 27049
che ti permette con semplicità
di scaricare e condividere file
di grandi dimensioni
(e anche intere cartelle)
via email, IM e qualiasi
altro sistema via web.
Pando Pro è il più veloce!
Disponibile la versione free da 1 GB
e la più veloce e grande versione
pro da 3 GB a soli 24,95 $.
Condividi grandi file con
una singola persona o con
tutti gli amici con Pando.














